tempo di vita

Il Tumore al seno
avanzato

Il tumore al seno è definito avanzato o metastatico quando cellule provenienti dal tumore inizialmente localizzato alla mammella si sono diffuse in altre parti del corpo.

Questa fase della malattia è molto diversa rispetto agli stadi più precoci del tumore al seno, per le opzioni di trattamento e gli obiettivi delle cure, che puntano a tenere il più possibile sotto controllo il progredire della patologia, alleviare i sintomi e favorire il mantenimento della qualità di vita, e per le esigenze delle pazienti, che devono imparare a convivere con una malattia che, oltre a rivoluzionare le loro abitudini e i loro stili di vita, avrà un importante impatto sulla loro vita sociale e relazionale.

Il tumore al seno è comunemente classificato in cinque stadi (da 0 a IV), di questi i più gravi (III e IV) vengono identificati come Carcinoma Mammario Avanzato e definiti rispettivamente Carcinoma Mammario Localmente Avanzato (stadio III) e Carcinoma Mammario Metastatico (Stadio IV).

Lo stadio del tumore è dato da diversi fattori, quali la sua dimensione, il numero di linfonodi che ha coinvolto e il suo grado di diffusione. In altre parole la stadiazione identifica il livello di sviluppo della patologia. Nello specifico, il tumore al seno in fase avanzata comprende:

- Lo STADIO III o Carcinoma Mammario Localmente Avanzato: il tumore ha coinvolto i linfonodi e/o altri tessuti dell'area della mammella, senza però raggiungere parti del corpo distanti da questa zona.
- Lo STADIO IV o Carcinoma Mammario Metastatico: le cellule tumorali si sono diffuse dando origine a metastasi in un’area lontana dal seno. Questo nuovo tumore, le cui cellule derivano dal tumore originario, viene appunto definito “metastatico”.

Nonostante l'intenso lavoro di ricerca dedicato alla previsione dei rischi di ricaduta e progressione del tumore al seno e della sua propagazione ad altre aree del corpo, non sono ancora del tutto note le ragioni dell’estrema variabilità del comportamento di questo male da paziente a paziente.

Si stima che circa il 30% delle donne con una diagnosi di tumore al seno in Stadio iniziale (Stadio 0, I, II) sia destinato a progredire alla forma avanzata della patologia (Stadio III, IV), eppure, se i principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore al seno sono ormai stati identificati (età, storia familiare, determinati geni, storia mestruale e riproduttiva, stili di vita) non è ancora noto se questi stessi fattori abbiano un effetto specifico sul rischio di progressione o di metastasi.

Un'ipotesi accreditata è che le cellule dei tumori in fase iniziale subiscano delle mutazioni per trasformarsi in cellule capaci di dare metastasi e che, in generale i tumori localmente avanzati e/o di dimensioni maggiori comportino un più alto rischio di diffusione a distanza. Gli ultimi studi mostrano come sia importante valutare in primis la biologia e non solo le dimensioni per fare una stima sulla possibile aggressività del tumore.
Alcuni marker molecolari, come la presenza di recettori degli ormoni e fattori di crescita, possono risultare utili nella previsione dell'aggressività di un tumore al seno e nella valutazione prognostica, tuttavia, molto resta ancora da scoprire sui meccanismi di progressione e sulle metastasi, e non è possibile stabilire con certezza la prognosi per un determinato soggetto.

La metastasi si verifica quando le cellule tumorali si allontanano da un tumore primario ed entrano nel flusso sanguigno o nel sistema linfatico, il sistema che produce, conserva e trasporta le cellule che combattono le infezioni.
Quando le cellule tumorali si diffondono e formano un nuovo tumore in un organo diverso, il nuovo tumore è definito metastatico e le sue cellule derivano dal tumore originale. Nel caso del tumore al seno gli organi più colpiti sono fegato, ossa, polmoni, linfonodi, cute e cervello. Per stabilire se un tumore è primario o metastatico, il patologo esamina un campione del tumore. In generale, le cellule delle metastasi somigliano alla versione anomala delle cellule presenti nel tessuto in cui il tumore è comparso la prima volta.

I sintomi del tumore al seno avanzato dipendono dalle dimensioni della massa tumorale e dalla sede delle metastasi, tuttavia non sempre le donne colpite da questa patologia presentano dei sintomi. In questi casi può accadere che la diagnosi di malattia venga fatta grazie alle metastasi che vengono individuate nel corso di esami eseguiti per altri motivi.

Quando presenti, i sintomi possono includere:

SEDE DELLE METASTASI

SINTOMI

OSSA

  • Dolori alla schiena, alle ossa o alle articolazioni che si protraggono per oltre 2 o 3 settimane
  • Fratture ossee
  • Intorpidimento o sensazione di debolezza localizzati in alcune parti del corpo
  • Alterazioni della minzione o dell’evacuazione

CERVELLO

  • Cefalea
  • Modificazioni della capacità visiva
  • Perdita di equilibrio
  • Nausea
  • Ictus cerebrale

POLMONI

  • Tosse
  • Difficoltà respiratorie-dispnea (sensazione di affanno)
  • Dolore toracico

FEGATO

  • Difficoltà digestive con dolori addominali perduranti e progressivamente ingravescenti
  • Comparsa di ittero (colorito giallastro delle sclere oculari e della pelle)
  • Gonfiore o pesantezza addominale

Il tumore metastatico può essere individuato prima o contemporaneamente al tumore primario, oppure a distanza di mesi o anni.

Per effettuare o confermare la diagnosi, o valutare se la terapia sta funzionando, lo specialista può avvalersi di diversi test. Ecco un elenco degli esami cui una paziente con tumore al seno potrebbe essere sottoposta:

  • Biopsia. Prelievo e analisi al microscopio di una piccola porzione di tessuto.
  • Marker tumorali. Esame del sangue per la ricerca di proteine prodotte dalle cellule tumorali per valutarne l’andamento durante le terapie antitumorali.
  • Scintigrafia ossea. Test radiologico per valutare se il tumore è diffuso alle ossa.
  • Test BRCA 1 e BRCA2. Esame del sangue per valutare la presenza di mutazioni dei geni BRCA che indicano una maggiore predisposizione a sviluppare un tumore della mammella e dell’ovaio.
  • Biopsia di conferma. Biopsia eseguita per valutare se le cellule tumorali sono cambiate rispetto alla prima diagnosi.
  • TAC (Tomografia computerizzata). Tecnica radiologica per valutare la diffusione della malattia a organi quali ossa, fegato, polmoni, cervello e linfonodi.
  • Mammografia. Test radiologico per valutare il tessuto mammario.
  • Risonanza magnetica. Test che sfrutta i campi magnetici per esaminare aree specifiche del corpo; al contrario della TAC, non utilizza le radiazioni ionizzanti.
  • PET (Tomografia a emissione di positroni). Tecnica di medicina nucleare in grado di valutare, tramite l’utilizzo di apposite sostanze chiamate traccianti, la presenza della malattia in altri organi.
  • Ecografia. Tecnica che usa onde sonore ad alta frequenza per creare immagini all’interno del corpo, per vedere se una massa è solida o liquida.
  • Radiografia. In oncologia può essere utilizzata, a discrezione del medico, in vari momenti della malattia: per fare la diagnosi, per stabilire lo stadio della malattia, per valutarne l’evoluzione.

Il tumore al seno può presentarsi in forme diverse, i cosiddetti sottotipi tumorali. A differenziarli sono le caratteristiche molecolari, in particolare la presenza di recettori degli ormoni estrogeni (ER-positivi) e progesterone (PR-positivi) e l'eccesso di copie di un gene denominato HER2.
Tali caratteristiche vengono individuate attraverso una biopsia. Identificare il sottotipo tumorale o la combinazione di diversi sottotipi è importante per determinare il percorso terapeutico.

In particolare tra i sottotipi tumorali vi sono quelli che presentano:

  • Recettori ormonali positivi (ER+ o PR+): le cellule tumorali risultano positive al recettore per estrogeni e/o progesterone e sono stimolate a moltiplicarsi da tali ormoni. In alcuni casi i tumori ormono-sensibili rispondono alle terapie ormonali, che agiscono impedendo agli estrogeni di legarsi alle cellule tumorali, riducendo i livelli di estrogeni o il numero di recettori per gli estrogeni sulle cellule. Si tratta del tumore al seno più diffuso e anche quello che ha una prognosi migliore. In alcuni casi, a distanza di anni, si possono sviluppare metastasi, per lo più alle ossa.
  • HER2 (recettore per il fattore di crescita epidermico umano 2) positivo (HER2+): quando i recettori HER2 sono presenti in quantità troppo alta si parla di tumori HER2+, che possono essere trattati con terapie anti-HER2. Le metastasi, quando insorgono, interessano principalmente il cervello.
  • Tripli negativi: questi sottotipi di tumori sono negativi sia per i recettori degli estrogeni e del progesterone, sia per quelli di HER2. In questi casi si usa la chemioterapia, e non le terapie ormonali, né quelle anti-HER2, perché mancano i bersagli contro i quali queste terapie sono dirette. Si tratta di tumori piuttosto aggressivi che spesso ritornano e formano metastasi, principalmente al cervello.

Nella malattia metastatica l’obiettivo della terapia è quello di rimpicciolire e indebolire il tumore, prevenendone o rallentandone la crescita, alleviare i sintomi e mantenere la qualità di vita.
Lo scopo è quello di provare a rendere la malattia cronica, consentendo alla paziente di continuare a svolgere le consuete attività quotidiane. Oggi, per il trattamento del tumore al seno avanzato o metastatico, le opzioni terapeutiche disponibili sono numerose e la ricerca ha fatto molti passi avanti.

L’obiettivo

Anche se si sono diffuse ad altri organi, il medico tratterà le metastasi come carcinoma della mammella, perché le metastasi generalmente continuano a mantenere le caratteristiche tipiche di questo tumore, e rispondono quindi ai trattamenti specifici. Nel tempo, tuttavia, le caratteristiche del tumore potrebbero variare e quindi potrebbe essere necessario cambiare terapia.

Nel corso del trattamento, il medico potrebbe pronunciare parole come progressione, ovvero la crescita delle metastasi o la diffusione del tumore, e regressione, ovvero la riduzione delle dimensioni del tumore. Nel caso in cui il tumore non dovesse modificarsi, il medico parlerà di una situazione di stabilità. Oltre ai trattamenti disponibili e approvati per tutti gli stadi di tumore, esistono anche terapie specifiche per lo stadio metastatico.

Quale farmaco è adatto a me?

La scelta della terapia tiene conto di una serie di aspetti che riguardano da un lato il tumore, ovvero la tipologia di cellule tumorali e lo stadio della malattia, dall’altro alcune caratteristiche della paziente, come ad esempio l’età e le precedenti terapie ricevute.

I trattamenti più comuni per il tumore al seno avanzato sono le terapie sistemiche, come la chemioterapia, la terapia ormonale e la terapia a bersaglio molecolare (o terapia target), e le terapie locali, come la chirurgia e la radioterapia.

TERAPIE SISTEMICHE

  • Chemioterapia. Viene somministrata mediante infusione endovenosa o sotto forma di compresse per via orale. La chemioterapia prevede l’impiego di farmaci che, somministrati da soli o in associazione, distruggono le cellule tumorali bloccandone la moltiplicazione.
  • Terapie ormonali. Si tratta di trattamenti mirati antiormonali, usati per i tumori ormono-sensibili. Più precisamente, questi farmaci bloccano l’attività degli ormoni estrogeni, che sono coinvolti nello sviluppo di circa due terzi dei tumori della mammella. Possono agire con due meccanismi: impediscono alle cellule tumorali di utilizzare gli estrogeni prodotti dall’organismo, oppure inibiscono la produzione di estrogeni da parte dell’organismo stesso.
  • Terapie target. Comprendono terapie che agiscono in modo mirato sul recettore HER2 o su altri specifici bersagli molecolari, come per esempio mTOR, coinvolti nello sviluppo del tumore. Il meccanismo d’azione di questi farmaci è simile a quello di una chiave che si inserisce in una serratura, quindi mirato a uno specifico meccanismo del tumore.

TERAPIE LOCALI

  • Radioterapia. Agisce danneggiando le cellule tumorali in aree specifiche del corpo. Viene usata nella malattia metastatica per ridurre le dimensioni del tumore, ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.
  • Chirurgia. Se una o più sedi metastatiche rimangono stabili per un certo periodo di tempo, la chirurgia può essere usata per rimuovere il tumore (in alcuni casi selezionati).

Alcune di queste terapie sono usate in combinazione, altre in sequenza.

L’importanza dell’aderenza alla terapia

Qualunque sia il percorso terapeutico selezionato dallo specialista, è importante che le indicazioni del medico siano seguite con precisione e costanza, anche nel caso di trattamenti di lungo periodo. L’atteggiamento positivo nei confronti della terapia viene definito in termini medici compliance al trattamento, traducibile come aderenza al trattamento, ed è fondamentale perché solo così il farmaco potrà sviluppare tutta la sua efficacia nella lotta contro il tumore. In caso di effetti indesiderati severi, è importante consultare tempestivamente il centro presso il quale si è in cura, per valutare come gestirli evitando di compromettere i risultati positivi ottenuti fino a quel momento.

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